DJ Claudio Casalini

di Max De Giovanni

Claudio Casalini: dj e produttore, ha avuto fino a 5 negozi di dischi. Ha suonato nei più prestigiosi locali della capitale, per poi girare l’Italia e “mettere il suo timbro” in alcuni locali prestigiosi, che ha caratterizzato con le sue scelte musicali. Ha intrapreso ora una nuova avventura: ricerca, riscopre e ristampa vecchie chicche dimenticate del panorama italiano, dandole nuova linfa.

Qualcosa su di te: dove sei nato?   

Rovigo, in mezzo a due fiumi, l’Adige ed il Po. A momenti affogavo!

Come sei arrivato alla consolle? 

Nel 1970 facevo il pierre in una delle prime discoteche di Roma, in via Veneto. Per ogni persona che portavo guadagnavo 300 lire (0,15 cent.). Una sera il dj mise uno slow e corse in bagno per un improvviso bisogno fisiologico. Lui non tornò in tempo ed Io effettuai il primo missaggio .

Ascoltavi musica, quale? 

Musica beat, Rhythm & Blues e Motown Sound. La disco-music non era ancora nata. 

Cantavi?

No!

Musicista?

Autore e compositore.

Ballavi?  

Si, per anni al cinema nei “musicarelli” degli anni ’60 e poi in televisione con Rita Pavone e Gianni Morandi. 

Primo club: dove e quando?

Piper Club, Roma, 1970 – Mon Amì, Roma,1970 

Piper Club, Rome 1998

In quali locali hai lavorato in carriera?

Più facile rispondere in “quanti”: circa 400 club in Italia e 40 all’estero.

Antheas , London 1972

A quale sei più legato e perché.

Jackie O’, Roma – Gilda, Roma  – Paradiso, Rimini  – Pascià, Riccione – Piper Club, Roma – Executive Club, Roma – Le Indie, Cervia  – Easy Going, Roma – Quartiere Latino, Gallipoli – Pick Up, Torino – Rolling Stone, Milano – Watermark, Phuket, Thailand – Chesa Veglia, St Morirz, Suisse. 

Con Roberta Kelly, Jackie O’, Rome 1976

Cosa mettevi inizialmente? 

Oltre ai soliti Beatles e Rolling Stones c’erano “Yellow River” (Christie), “Wooly Bully” (Canned Heat), “Black is Black” (Los Bravos), “Venus” (Shocking Blue). Ricordo bene anche “Are You Ready” (Pacific Gas & Electric), ma anche  Beach Boys, Bob Dylan, Byrds, e Monkees.

Ricordi il primo impianto: mixer e piatti? 

No, ricordo che gli impianti erano valvolari, incastrati in un muro alle spalle del DJ. Ogni volta bisognava girarsi per aumentare o diminuire alti e bassi poichè non c’era il mixer. All’inizio 1 piatto, poi 1 giradischi e 1 registratore a bobine, poi 2 piatti di marche differenti con gli interruttori di corrente per passare il suono da una piatto a un altro. 

Tropicalia, Mati Atik 1982

Usavi la cuffia? 

No, ma l’avevo usata in Inghilterra e non esistevano i BPM nati molto tempo dopo. Per la velocità dei brani c’era l’usanza di scrivere sulla etichetta del disco lo speed della canzone > 1-1½-2-2½ -3…  (che andava più o meno da 94-100 a 126-132 BPM). 

In che anno hai iniziato ad usarla? 

Nel 1978 quando al Jackie O’ di Roma arrivò Mozart, al secolo Claudio Rispoli che si rifiutò di lavorare senza. La Galactron aveva piazzato a titolo sperimentale l”MK16, un gioiello “Made in Italy” con il quale c’era la possibilità di equalizzare, ma non era previsto l’ascolto in cuffia. lo mi feci carico delle sue lamentele e lo sostituì il tempo necessario per sostituire l’inutile cassetto della quadrifonia con il pre-ascolto.. 

Gilda, Rome 1989

Quale tecnica usavi? Stacco tra i brani, sfumavi e facevi partire il successivo? Mix in battuta? Presentavi i brani al microfono? 

Ogni tecnica era buona a seconda delle circostanze, con la disco-music degli anni ’70 si sfumava facendo ripartire il successivo, poi con l’avvento dei BPM il cambio divenne in battuta. Alcuni djs partivano sulla prima, altri sulla seconda (quindi sulla la cassa in 4), io talvolta partivo sulla 4° (tum-cha-tum-cha).

Hai eventualmente modificato la tua tecnica negli anni? Come? 

Passando dal vinili ai compact tutto è diventato più facile grazie anche al master tempo che ha permesso misaggi prima impossibili. Premi un bottone, metti il pezzo a più 4% e l’altro a meno 6%  e non hai nulla da temere Con il vinile non puoi..

Pascià, Riccione 1992

Compravi tu i dischi? Se si dove li trovavi e con che criterio li sceglievi?                                              

Una volta i dischi erano del club, ma i migliori pezzi sparivano a fine stagione. Come aumentò la professionalità del DJ diminuì la cifra che il gestore metteva a disposizione per l’aggiornamento discografico. Il problema non esiste più.

Il reperimento dei dischi è stato sin dai primi anni dei 70 il problema principale del dj.  Avevo vissuto molti anni a Londra e  lavorato come stewart all’Alitalia. Ho sempre avuto due colleghi ed un pilota che mi portavano le novità da Londra e New York. Come molti colleghi facevo lunghi viaggi per andare da Ronchini a Parma, da Carù a Gallarate ed in Svizzera. Poi Milano c’era Soulfinder di Ronnie Jones ed l’abbonamento a Billboard con 10×45 giri al mese. Nel 1975 Freddie Petrus aprì un negozio a Milano e poi a Roma. L’anno dopo importavo io i dischi con Città 2000 e nel 1978 feci lo stesso creando i negozi Best Record.

Watermark, Phuket TH 2009

Quali pezzi hanno caratterizzato la tua storia di dj: a quali sei più legato e perché?                                        

I primi due album degli Osibisa, tutti i singoli di James Brown e Rufus Thomas, “Papa Was A Rolling Stone” dei Temptations, “Melting Pot” di Booker T. & MGs, ma pure Traffic, Led Zeppelin e Deep Purple. Mi bilanciavo molto tra il bianco ed il nero. Sono molto legato ai pezzi di Barry White poiché fui tra i primi a portarli in Italia. 

Come si è evoluta la tecnologia in consolle? 

Non saprei dare riferimenti tecnici precisi. Mi sono adattato all’impianto che trovavo, sempre! Il genere musicale che uso, per la “festa totale” non necessita di particolari tecnologie, mentre consideravo importanti le luci ed il lavoro del light-jockey.

Room 26, Rome 2015

 

Ascoltavi radio? Quali? 

No poco.

Leggevi riviste specializzate? Se si quali? 

Leggevo Ciao 2001, Billboard e Record Shack. Poi passai dietro la scrivania facendo recensioni e classifiche su Stereoshopping (Stereoplay), Rockstar, Popster e Tuttifrutti.

Come è cambiato il modo di vivere il divertimento di chi frequentava i locali?

 E’ cambiato il modo di fruire la notte. Non c’è più lo stile di un tempo. Prima la gente ballava per 4 ore di fila, non c’è più questa voglia, non c’è più nessuno importante che valga la pena di vedere, per raccontarlo il giorno dopo in ufficio, non c’è più glamour che è divenuto anch’esso virtuale come la musica.

Hai avuto qualche insegnante come dj o qualcuno a cui sei legato perché ti ha aiutato in carriera in un qualche modo? 

Solo uno: Tonino, al secolo Antonio Verrastro, 

Quali i dj del periodo che ricordi e a cui eri e/o sei legato?

Ero legato ad Elvio Pieri, Salvatore Cusato, Marco Trani e Billo (Fabrizio Levati) che non ci sono più. Quelli che ricordo con affetto, ma non vedo spesso si chiamano Ronnie Jones, Tom Savarese, Gianni Morri mentre quelli ai quali sono più vicino rispondono ai nomi di Gigi Marziali, Sergio Cossa, Jonata Garavaglia , Robi Bonardi, Claudio Coccoluto, Luca Cucchetti, Claudio Mozart. 

Hai conosciuto personaggi dello star system? Chi? 

Praticamente tutti, ma vorrei fare solo un nome che mi è rimasto nel cuore: Ava Gardner, star di infinita bellezza e dolcezza che ebbi la fortuna di incontrare (e brevemente ospitare) con l’inseparabile Miss G in una Roma umida, buia e deserta per via dell’austerity che ancora regnava.

Hai qualche aneddoto che vuoi raccontare? 

Una sera Vitas Gerulaitis, grande tennista e noto viveur salì in consolle e mi chiese di mettergli il suo disco preferito. Era “Dance” di Paul Jabara. Io non dissi nulla ed indicai il 45 giri che era già sul piatto. Lui lesse it titolo e il nome dell’artista e scoppiò in un fragorosa risata per poi tuffarsi in pista con la hit preferita del momento (1975)!

Hai mai sentito dj americani negli anni 70? Se si quali differenze tra italiani ed americani? 

Loro sono stati i nostri maestri e le differenze erano abissali. Io portai in Italia Tom Savarese nel 1977. Non conosco altri dj USA tranne Jelly Bean Benitez a cui nel 2017 ho prodotto un 12” di cui gli regalai una copia a Roma, ma l’ex marito di Madonna e produttore di Michael Jackson mi disse “Grazie, me lo puoi spedire? Perchè sto con tre chiavette”(!).

Molti dj hanno in casa la propria collezione, intera o parziale, mentre altri non hanno più neanche un vinile. Tu? Se hai ancora vinili, quali? 

Io ho 30.000 pezzi in casa. Dischi di Chicago, Tower of Power, Osibisa, Pink Floyd, Beatles, Beach Boys, Curtis Mayfield, Marvin Gaye, Earth Wind & Fire e  ancora Rare Earth, Giorgio Moroder, Cerrone, Deodato, George Benson.

Ascolti tuttora musica? Genere? 

Jazz,soul, blues e classica e Pink Floyd che sono ottimi, dipende dall’umore. Si, ho bisogno di ascoltare Gerry Mulligan, Miles Davis, Dave Brubeck, Paul Desmond, Herbie Mann. Roba buona.

Sapresti indicarmi un brano a cui sei legato che caratterizza una decade? 

Trovo straordinario “Oh Pretty Woman” di Roy Orbison, ancora molto attuale. Tuttavia per gli anni 60 eleggo “Satisfaction” degli Stones, ma vorrei per ogni decade dire il titolo di un’opera completa: Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band nei ’60, Saturday Night Fever nei ‘70, Blues Brothers negli ‘80. Sono un semplice club-DJ e non potrei vivere senza questi 3 dischi. 

Hai mai fatto produzioni musicali? 

Ho dedicato la vita a produrre dischi, legandomi al genere disco, soul, boogie, ma sopratutto all’Italo-Disco genere del quale ritengo essere il co-fondatore realizzando oltre 300 produzioni.

Hai mai lavorato nel business? Negozio di dischi etc etc.

Prima esperienza Città 2000, poi ho aperto Best Record (quattro record stores a Roma e l’omonima catena in tutt’Italia. Poi sue S.r.l. Dischi Cipria per le edizioni musicali Jumbo Records per la produzione dei vinili. Nel 1990 Tendance S.a.s. e nel 2014 Best Record Italy con tre negozi virtuali. Produco ogni mese due ristampe su 12″ che vengono distribuite da Juno Records, Londra, il miglior distributore del mondo in questo settore. Sono già sul mercato oltre 50 releases ed ogni anno 30 nuove.

Quando hai terminato la carriera nei club? C’è motivo particolare che ti ha portato a questa scelta? So che sei ancora attivo nei party esclusivi della nobiltà romana .

Non mi sono fermato, ma qualsiasi cosa finisce! Come pure la nobiltà romana. Tuttavia, vivendo  all’Olgiata, un consorzio residenziale con campi da golf, cavalli e piscine, c’è sempre qualcuno che mi chiama per un party. Ed io corro! Anzi volo!

 

 

Quale lo step successivo nella tua vita professionale? So che hai da poco attivato un nuovo ed intrigante progetto. Vuoi parlarcene? 

Eseguo ristampe ufficiali su vinile il cui scopo principale non è il guadagno, ma la riscoperta del nostro enorme patrimonio musicale, da molto tempo trascurato, finito nel dimenticatoio. L’intento è quello di mettere in luce i musicisti e gli arrangiatori italiani più rappresentativi considerati “I pionieri nella scena europea della musica da discoteca” e che rispondono ai nomi di Pino Presti, Stefano Pulga, Claudio Simonetti, Toto Torquati, Celso Valli e poi Roberto Ferrante, Al Festa, Stefano Galante, Pierluigi Giombini, Roberto Zanetti, Mario Boncaldo, Giorgio Dolce meritevoli di aver portato il Made in Italy degli anni 70 e l’Italo-Disco degli Anni 80  al centro dell’attenzione mondiale.

Frequenti più locali? 

Dopo le 22,00 non esco di casa per nessuna cifra al mondo,  ma se mi offrono 300 € !

Vecchi colleghi? 

Ne sento circa 100 tutte le settimane. Le mie prossime vittime per una birra ed una pizza sono Andrea Prezioso e Sergio Mancinelli, poi spero di pizzicare il mio Maestro Tonino, ma anche Marilù Corradi che è stata la prima disc-jockey italiana nel lontano 1967-68 (Number One, Milano) 

Conosci l’attuale nightlife? 

No, se c’è qualcosa che vale la pena ditelo.

Qualche pensiero in merito? 

Nessuno!

 

 

 

Max De Giovanni è l’autore di Disco Selector – professione dj, la storia (Moderna Edizioni 2008)