DJ Claudio “Mozart” Rispoli

Abbiamo intervistato Claudio Rispoli, Mozart per tutti, storico DJ, musicista, produttore ma soprattutto “viaggiatore misterioso” della musica. Lo scorso anno, nell’edizione 2017 di Disco Diva, Mozart ha ricevuto il riconoscimento del Festival, il Disco Diva Award.

Mozart riceve il Disco Diva Award

 

 

 

Claudio Mozart Rispoli muove i primi passi come DJ al New Jimmy’s di Riccione; nel 1977 è nella cabina-ascensore della Baia degli Angeli, prosegue al Goody Goody, Much More, Typhoon, Chicago, Vinavil

 

 

 

E’ anche musicista e produttore: Double Dee (Found love è numero 1 della classifica Billboard Hot Dance Music nel 1990) Jestofunk, uno dei gruppi italiani più famoso all’estero negli anni ’90, ma anche Art of Moz, Stato Brado, Mysterious Traveller. Risiede in una località “segreta” del Ravennate, è amante della natura, degli animali ma la sua anima è la musica stessa.

 

Claudio Mozart Rispoli ogni volta ci sorprende; non disdegna di iniziare i suoi set in modo insolito con Mike Oldfield, Jean-Luc Ponty, Bryan Ferry se non, addirittura, con il Salmo n. 150 di Don Sebesky. E’ un DJ capace di far diventare “apri-pista” brani come Feelin’ alright di Joe Cocker e Dreamland di Joni Mitchell.

 

Perché il soprannome Mozart?

Nei primi anni ’70 cominciai a frequentare il Conservatorio Rossini di Pesaro seguito con particolare interesse dal direttore Marcello Abbado che mi avviò allo studio del pianoforte. Quindi Mozart nasce dai miei trascorsi in conservatorio. Mi avevano attribuito questo soprannome perché avevo un evidente spirito musicale ribelle. A 16 anni suonavo al Paradiso di Rimini e la gente ha iniziato a chiamarmi così.

Quando hai iniziato come DJ?

A 15 anni arrivai al New Jimmy’s di Riccione come disc-jockey, a 17 anni invece lavorai al Jackie O’ di Roma.

 

Un ricordo della Baia degli Angeli?

Nel 1976 nasce il viaggio “Baia degli Angeli” che a quel tempo era una community dove ciascuno metteva a disposizione il proprio tempo ed energie sempre alla ricerca di idee nuove. Il punto di forza di questo laboratorio era il proprietario Giancarlo Tirotti che riuscì a portare in Italia, a Gabicce, i DJ americani Bob Day e Tom Sison.

I modelli a cui ti sei ispirato?

Bob e Tom sono stati una porta d’ingresso molto speciale in quello che tuttora è il mio sound, il funky.

Mozart nella cabina-ascensore della Baia degli Angeli

Per quanto riguarda l’attività di musicista e producer?

Negli anni ’90 ho voluto investire in un’attività complementare al mio lavoro come DJ mettendomi a produrre musica. Nacque così la collaborazione con IRMA Records che ha pubblicato Double Dee, Softhouse Company, Omniverse. Il progetto più impegnativo rimane Jestofunk con cui ho vissuto un’incredibile esperienza sul palco con concerti in giro per il mondo; la musica dei Jestofunk nasce come una costola del funk con una ricerca di linguaggio più contemporaneo.

Il primo disco che hai comprato?

Non ricordo un titolo in particolare. Già da bambino mi piaceva veder girare i 45 giri. Al New Jimmy’s andavo personalmente a scegliere i dischi che poi venivano acquistati dal titolare del locale.

I tuoi artisti preferiti?

Weather Report, Pat Metheny, Oregon, Eberhard Weber e tutta la black music… impossibile citarli tutti.

Chi è Claudio Rispoli quando non è in consolle?

Lo stesso di quando è in consolle! Vivo nella musica tutta la mia giornata.

Dischi, CD e files… solo una questione di tecnica o anche di emozioni?

Soprattutto di emozioni e di conseguenza tutto ciò che ne deriva è un mix fra tecnica e dote naturale. Sono io, per primo, spettatore sorpreso di ciò che faccio.

Da dove provenivano i fantastici dischi proposti da Mozart?

Ai tempi acquistavo dischi alla Dimar e Disco Più di Rimini e al Tatum di Ravenna; quest’ultimo trattava molto anche il jazz.

Il tuo piatto preferito? Non inteso come giradischi ma quello da mangiare.

Un sano spaghetto mediterraneo bianco con pomodorini e qualche cappero di Pantelleria.

E il dolce preferito?

Il dolce preferito… ma come fai?

Quali sono i tuoi libri preferiti?

(Claudio risponde senza esitare… ) I Vangeli apocrifi ma anche “A scuola dallo stregone” di Castaneda e poi Herman Hesse. Alla lettura però preferisco l’ascolto della musica.

Qualche film?

Direi Blade Runner di Ridley Scott.

Cosa ci puoi dire riguardo a tuoi hobbies?

Mi appassiona lavorare il legno, potrei essere un bravo falegname; poi sono anche uno scrutatore del cielo ovviamente con i mezzi che ho a disposizione.

Quando hai iniziato c’è qualcuno a cui ti sei ispirato o qualcosa che ha fatto scattare la passione?

Sicuramente chi mi ha ispirato in quegli anni è stata Geraldine, DJ di origine francese  che lavorava al New Jimmy’s. C’era buona musica anche al Paradiso ma Geraldine aveva gusti più raffinati e poi era una donna molto interessante, di una bellezza insolita a quei tempi.

C’è  un disco particolarmente importante per te? 

Jan Hammer, The first seven days, è un disco che fa viaggiare, profondo, è un’esperienza personale fatta dall’artista in Africa per sette giorni; descrive le sue emozioni, potenti… è un disco spirituale, ambiguo… e poi non lo conosce nessuno!

Parliamo un po’ dei Jestofunk, siete tornati, alcune date in giro e poi un grande evento ad Eisenstadt, alle porte di Vienna, il Nova Jazz & Blue Night 2018; com’è andata?

Eravamo senza supporto e senza un lavoro nuovo, quindi era molto difficile aspettarsi i risultati ottenuti. Abbiamo avuto una grande accoglienza, già si capiva durante il soundcheck, posso dire che il pubblico ci vuole bene.

 

 

Con che formazione vi siete presentati? 

Insieme a me c’erano Checco e Blade che siamo gli elementi originari; Ce Ce Rogers è la nostra voce black, poi Matteo alla batteria, Cico al basso, i due chitarristi Fuzz e Filippo e Monica la voce femminile.

 

I Jestofunk al Nova Jazz & Blues Night a Eisenstadt                                                            

Monica è la nuova cantante dei Jestofunk?

Diciamo che abbiamo uno staff; ci sono Wendy, Antoinette e anche Monica. La voce femminile viene scelta di volta in volta in base al gusto personale. Ad Eisenstadt Monica è riuscita ad accattivarsi il pubblico.

In Austria avete suonato insieme a grandi big internazionali del soul, del jazz e dell’elettronica come Gregory Porter, Parov Stelar, Freakpower, come ci si sente?

Seguo questo grande evento austriaco da anni; è una questione di cultura musicale, gli austriaci si muovono davvero bene in questo senso, chiamano sempre grandi nomi, ci sono sempre delle perle che danno una gran potenza a questi eventi speciali.

State pensando alla realizzazione di un nuovo album?

Non credo ci sia l’idea di realizzare un nuovo album. Volevamo sperimentare un po’, progettare a tavolino la musica non è il giusto modo di procedere. E’ la musica che deve dare il via, bisogna quindi sperimentare, partorire, gestire e far fluire la musica nel processo creativo.

 

 

Cosa c’è nel futuro artistico di Claudio?

Sintetizzo con una frase: niente si può dire, tanto si potrebbe fare. Seguo la mia onda musicale, l’ho sempre seguita e conto di continuare a seguirla.

 

 

Foto d’archivio: Stefano Tarozzi – Fabio Naspi

Illustrazione: Andrea Corsaletti