DJ Dario Divacchi

di Max De Giovanni

Dario Diviacchi. Musica, moda, televisione: oltre 40 anni di show business.

Qualcosa su di te: dove sei nato? Come sei arrivato alla consolle? Ascoltavi musica, quale cantavi? Eri musicista? Ballavi?

Sono nato a Trieste nel 1954 e cresciuto in periferia, sul Carso triestino prima a Malchina e poi a Sistiana. Fina da piccolo ascoltavo molta musica, con il registratore GELOSO (quello con i tasti colorati) dalla radio registravo le canzoni che mi piacevano per poterle riascoltare. Alla console (se la si poteva chiamare così a quei tempi) sono arrivato per la prima volta a 17 anni quando, frequentando un gruppo giovanile creato a Gradisca d’Isonzo da un prete molto moderno, durante uno dei pomeriggi che lui organizzava per aggregare i giovani, oltre a far suonare una band musicale penso di metterci anche un DJ, fu lì la mia “prima volta”. Non sono mai stato un ballerino però mi piaceva far ballare e aver a che fare con la musica e lo spettacolo. Dopo aver “messo dischi” in alcune feste pomeridiane nel circolo parrocchiale a Gradisca la cosa mi piacque e, facendomi accompagnare da amici che già avevano la patente e la macchina, molto spudoratamente andai a propormi come DJ in dei locali da ballo.

1976 – Terrazza Mare con Flavio Grupi

Primo club: dove e quando?

Il primo vero locale da ballo in cui ho lavorato come assistente o 2° DJ è stato il “L’Approdo” di Duino (TS), il primo locale da DJ titolare è stata la “Botte” di Paradamo (UD), da qui passai allo Shanny di S. Giovanni al Natisone (UD). Visto che il locale TOP del tempo in Friuli V.G. e Veneto orientale era il “Love Story” di Buttrio (UD), nel 1975 andai a trovare i titolari e a proposi come DJ. Per un gran colpo di fortuna (lite tra i titolari e il DJ che avevano) un giorno dopo la mia visita mi chiamarono e mi proposero di fare un provino in occasione di una serata in cui si sarebbe esibito George Mc Crae. L’emozione di lavorare in un contesto così importante e davanti a oltre 1.500 persone era tale che puntare la puntina del giradischi sul disco fu impresa molto ardua. A fine serata, convinto di venir cacciato in malo modo, andai in direzione a salutarli e mi dissero: … se vuoi da questa settimana sei in nostro nuovo DJ. Da quella data iniziò una lunga collaborazione che durò quasi 10 anni.

Roberta Kelly a Sanremo

In quali locali hai lavorato in carriera?

Oltre al “Love Story” lavorai anche in altri locali come la “Terrazza a Mare” di Lignano Sabbiadoro (UD), il “Baccarà” di Lugo di Romagna (RA) che a quel tempo era il più grande e importante locale da ballo d’Italia, la “Gotta” di Artegna (UD), a Corvara nella discoteca dell’Hotel Sassongher, al “Koala” (bouling) di Duino e altri locali ancora. In certi locali non rimasi a lavorare a lungo anche perché nel frattempo avevo iniziato a lavorare anche a Radio Capodistria e dovevo registrare le trasmissioni in sede. Al Baccarà infatti ci rimasi per un paio di mesi, fare due volte alla settimana la strada romea da Lugo a Capodistria, d’inverno e con la nebbia, era pesante. A quale sei più legato e perché Il locale che ho nel cuore e al quale sono più legato è il “Love Story” di Buttrio. I motivi sono tanti: principalmente la soddisfazione di essere apprezzato e amato dai clienti cosa che non aveva prezzo.

Love Story

Che musica suonavi inizialmente?

Lavorando in locali molto grandi o di massa, proponevo i successi che andavano per la maggiore in quel momento, le hit. Mi piaceva fare anche delle proposte “azzardate” almeno per l’epoca, ricordo che proponevo Renato Zero, Franco Battiato e altri artisti non proprio da discoteca.

Ricordi il primo impianto: mixer e piatti?

Il primo mixer non ricordo quale era, probabilmente nella sala parrocchiale i giradischi (uno mio e uno di amici) erano collegati al mixer della band musicale, il primo mixer professionale che ho usato era invece il Galactron Usavi la cuffia? Si usavo la cuffia anche se agli inizi usare la cuffia era da sfigati, era da “quello non sapeva lavorare senza”.

George McCrae

Quale tecnica usavi? Stacco tra i brani, sfumavi e facevi partire il successivo? Mix in battuta? Presentavi i brani al microfono? Hai eventualmente modificato la tua tecnica negli anni? Come?

Usavo varie tecniche dallo sfumare al mix in battuta, tecniche che con il passare degli anni e con le nuove tecnologie cambiarono. Presentavo i bravi e comunque usavo parlare e animare suonando anche strumenti come le congas e varie percussioni ed effetti. Nel periodo dei Rockets usavo anche un “vocoder” che metalizzava la voce. Diciamo che non sono mai stato un Dj che stava in cabina al buio e in silenzio a cercare di fare il missaggio ultra preciso, io cercavo nel mio piccolo di animare di fare spettacolo o fare effetto/colpo. Ricordo che già negli anni 70 mi ero fatto costruire accanto alla cabina DJ una pedana dove invitavo a ballare delle ragazze sempre appariscenti. Ai tempi di Renato Zero mi ero fatto fare una tuta bianca attillata e mi dipingevo ½ faccia di bianco. Lo scopo era proporre sempre qualcosa di nuovo e che facesse colpo.

1979 – Love Story

Compravi tu i dischi? Se si dove li trovavi e con che criterio li sceglievi?

I dischi li comperavo io da vari fornitori principalmente a Pordenone al Good Music di Flavio Grupi, ma non solo me li facevo mandare anche da Milano.

Li pagava il locale? A chi rimanevano?

Li comperavo e li pagavo io e ovviamente rimanevano a me anche perche poi li usavo nei locali dove facevo la stagione estiva oppure a Radio Capodistria e in Rai dove nel frattempo avevo iniziato a lavorare.

Quali pezzi hanno caratterizzato la tua storia di dj: a quali sei più legato e perché?

In tanti anni di lavoro ne avrei molti di brani da citare ma non c’è uno in particolare al quale sono particolarmente legato. Potrei dire Hotel California perche sopra ci facevo un lungo assolo con i bonghi ed era di grande effetto e piaceva molto.

Come si è evoluta la tecnologia in consolle?

Si è evoluta talmente tanto che se oggi dovessi mettermi in consolle sarebbe come partire da zero.

Radio Capodistria

Ascoltavi radio? Quali? Leggevi riviste specializzate? Se si quali?

Sono sempre stato un grande ascoltatore di radio, della radio “parlata” non di quelle “solo musica”. Il mio modello era Renzo Arbore, grande professionista dal quale imparare a fare radio. Arbore era anche il presidente dell’A.I.D (Associazione Italiana Disc Jockey) della quale io per un lungo periodo sono stato referente per il Nord Est.

Come è cambiato il modo di vivere il divertimento di chi frequentava i locali.

E’ cambiato moltissimo, dagli orari all’organizzazione. Oggi si va in discoteca negli orari in cui ai miei tempi si usciva, l’orario di apertura serale era 20.30 – 01.30, pomeridiano dalle 14.30 alle 19.00. Non c’erano i PR, sub PR, liste, flyers, chi fa la prevendita dei tavoli, ecc.

1979 – Love Story

Hai avuto qualche insegnante come dj o anche qualcuno a cui sei legata perché ti ha aiutato in carriera in un qualche modo?

No, sono stato un autodidatta, non c’era da chi copiare o imparare, eravamo agli inizi ed eravamo pochissimi, il fenomeno era in fase di crescita e di evoluzione.

Quali i dj del periodo che ricordi e a cui eri e/o sei legato?

Con i DJ locali ci si sentiva e ci si vedeva abbastanza frequentemente anche perche eravano quasi tutti dell’A.I.D., con i DJ nazionali ci si vedeva nei meeting nazionali dell’A.I.D., con certi come Paky Mele, Ago Presta e altri ci si sente ancora oggi. Molti DJ di importanza nazionale li conobbi a Roma al Piper in occasione della Finale Nazionale del “Disc Jockey dell’Anno” dove nel 1976 mi piazzai al 2° posto e l’anno dopo al 1°. Recentemente con certi ci si è rivisti agli incontri di “DJ Forever” organizzati da Claudio Stella.

1976 – Finale DJ dell’anno 2° classificato

Hai conosciuto personaggi dello star system? Chi?

Si moltissimi. Come DJ del “Love Story” e del “Baccarà”molti cantanti e band italiani, in questi due locali venivano fatti regolarmente concerti con personaggi nazionali. I Pooh venivano quasi ogni anno e poi Venditti, Cocciante, Renato Zero, Fred Bongusto e anche stranieri George McCrae, D.D. Jackson, Rockets, ecc. Successivamente lavorando come radio dj e video dj a Radio e Tv Capodistria e in Rai ho avuto occasione di conoscerne molti di livello anche mondiale. Credo che i più celebri, specialmente in questo momento, sono Freddie Mercury dei Queen e Adriano Celentano.

Rockets

Hai qualche aneddoto che ci vuoi raccontare?

Si vari, quelli che mi sono rimasti in mente sono principalmente le bizzarie, i capricci e le prepotenze di certi artisti. Ovviamente non posso fare nomi ma, ce ne sono parecchi. Certe volte nelle star scatta il senso dell’onnipotenza.

Molti dj hanno in casa la propria collezione, intera o parziale, mentre altri non hanno più neanche un vinile. Tu? Se hai ancora vinili, quali?

Avevo una collezione di migliaia di dischi che, avendo in mente di trasferirmi all’estero l’ho venduta.

Ascolti tuttora musica? Genere?

Ascolto molta musica, non essendo mai stato un DJ che ha ascoltato o ascolta solo musica da discoteca, genere che in certi periodi la consideravo un “attrezzo da lavoro”, ho sempre ascoltato anche altri generi musicali, i più disparati.

Randy Crawford

Hai mai fatto produzioni musicali?

Produzioni no, ma ho fatto dei dischi di cui alcuni li avevo usati come sigle della trasmissione a Tv Capodistria. So che uno “Waiting For Heaven” lo hanno ristampato più volte anche recentemente soprattutto in Sud America e in alcuni paesi del Nord Est. Mi ha fatto un certo effetto dopo 30 anni ritrovarli su Spotify e in Apple Music.

Radio Capodistria

Quando hai terminato la carriera nei club? C‘è un motivo particolare che ti ha portato a questa scelta?

Ho smesso di fare il Disco DJ abbastanza presto per fare Video DJ che mi occupava molto. Nel 1979 a Tv Capodistria infatti parti “Alta Pressione” e nel 1981 “Video Mix”, trasmissioni per le quali ero autore e conduttore oltre che “procacciatore” di video. Furono i primi programmi televisivi in Europa realizzati solo con video musicali e qualche ospite. Partimmo con un anno di anticipo su MTV e sei mesi di anticipo su” Mr Fantasy” trasmissione della Rai condotta da Giancarlo Massarini e Mario Luzzato Fegiz. Furono trasmissioni di grandissimo successo in tutta Italia che condussi fino al 1989. Nel 1990 iniziai a collaborare con Miss Italia come agente regionale in Friuli V. G. e dopo anche in Veneto, collaborazione che durò 25 anni. Oltre ad occuparmi di Miss successivamente mi occupai anche di Mister Italia, del quale mi occupo tuttora, concorso che a differenza di altri ho cercato di internazionalizzarlo collegando ai maggiori concorsi di bellezza mondiali dove i nostri vincitori rappresentano l’Italia.

1984 – Tele Friuli

Frequenti più locali? Vecchi colleghi?

Solo per lavoro quando ci sono selezioni di Miss e Mister Italia

Quale lo step successivo nella tua vita professionale?

Andare all’estero al caldo.