DJ Tony Verrastro

di Max De Giovanni

Tony, pugliese di nascita, è milanese e romano di adozione.

Studiò musica, imparò a suonare il basso e formò, con alcuni amici, una band che trovò ingaggio in un locale milanese, “Il Tricheco”: il gruppo prese il nome de “I Trichechi”.

Dopo diverse serate di live music, un’agenzia inglese che li aveva sentiti, propose loro una tournè, nella quale promozionare una linea di cosmetici e cambiarono il loro nome in “Slickers”.

“Ci offrirono un ottimo contratto – mi racconta – vitto e alloggio, voli di prima classe ed un ottimo cachet. Eravamo trattati veramente bene, ma il nostro batterista litigò con il road manager e tutti noi per solidarietà lasciammo la tournè. 

Gli Slickers a Londra

 

Era il 1966 ed io ero in cerca di agganci con altri gruppi, quando mi offrirono di curare le selezioni musicali di un locale che stava aprendo, ”l’Honky Tonky” in Via dell’Annunziata a Milano, una nuova gestione del precedente Numer One.

“Il locale era frequentato dai grandi play boy dell’epoca- ricorda Tonino.

Iniziai così la  carriera di dj, intrattenendo il pubblico in questo locale in cui si esibivano grandi artisti jazz quali Sellani, Basso, Valdambrini e altri grandi del jazz italiano contemporaneo”.

Al Jackie ‘O

Nella prima esperienza di dj, Tonino lavorava con piatti Semprini, senza mixer e neanche possibilità di preascolto: “ avevo solo tre pomelli, alti, bassi e volume – ricorda,  riconoscevo dai solchi se il pezzo era uno slow oppure un fast”.

Il lavoro gli piacque, riusciva a fare ballare i clienti con dei semplici 45 giri: lo chiamarono al “Drago Club” a Lignano Sabbiadoro, dove ritornò per diverse estati e  al “Canadian Club” a Parma (1969).

Al Canedian

“A Milano stavo veramente bene – dice – ma avevo la fissa di andare a Roma e un giorno partii e  trovai ingaggio allo “Scarabocchio” dove rimasi a lungo, era il 1970. 

Cercavo sempre di proporre qualcosa di nuovo e frizzante: già avevo in esclusiva pezzi che mi portavano dagli States amiche hostess, mi documentavo infatti su riviste quali Bilboard  e Cash Box,  ed una sera osai. Ad un certo punto della serata, sul tardi, a locale ancora pieno, spensi le luci e proposi pezzi mai sentiti prima in disco, la samba. Fu un successo clamoroso, la gente ballava ovunque e si parlò così tanto della cosa che arrivò pure la Rai ad intervistarmi”.

All’Hosteria dell’Orso

La sua fama cresceva e i migliori club nascenti se lo contendevano: passò al “Pape Satan”, nel 1971, poi al “Gils”, al “Jackie O”.

Il titolare ”dell’Hippopotamus” di New York gli fece un’offerta irrinunciabile, ma non andò. Attraversò l’Atlantico invece per raggiungere vecchi amici che a Los Angeles avevano aperto “The Club”: rimase alcuni mesi e ritornò a Roma per approdare ” al Gils Club, alla Cabala e all’ Hosteria dellOrso”, dove si fermò dodici anni, fino al 1996. 

Al Gils

In estate era resident dj in Sardegna, tra gli altri ricorda con grande piacere “Il Tartaruga” , il “Country”, lo Smaila’s  e il Country Club. Suonò anche al Blu’ 70 a Copanello e a La Vela di Punt Ala.

“Ricordo come se fosse ora ­ racconta Tonino ­ la sera nella quale riconobbi tra il pubblico Shirley Bassey: suonai un suo pezzo e, mentre lei ballava cantandolo, abbassai il volume e tutti ballammo sulle note della sua stupenda voce. 

Al Pape Satan

A me piaceva ballare ed era importante sentire l’energia della gente, le sue emozioni, la voglia di passare una serata allegra. Non ho mai avuto scalette precostituite, credo infatti che il programma musicale sia come un mazzo di carte: andava mischiato ogni sera”.

Al Jackie ‘O

Nel 1996 Tony concluse la sua lunga carriera di dj professionista, anche se per qualche tempo continuò a suonare in party privati, con poca soddisfazione perché, pur lavorando con bravissimi tastieristi, era troppo limitato dalle scalette musicali.

“Non ascolto e mixo da anni: posseggo ancora l’impianto e i miei dischi, ma sento qualcosa che in questo momento mi frena. Nutro una specie di odio-amore verso la grande passione della mia vita”.