I Love My Revox

di Max De Giovanni

Ho presentato tanti storici personaggi della consolle, credo sia il momento di parlare di un must di ogni dj, il Revox, il famoso registratore a bobine.

Oggetto di culto, credo che il mio amico e collega Paolino Zanetti sia la persona giusta per parlarcene. Collezionista, amante del vintage e felice possessore di ben 23 registratori a bobine tra cui un Revox.

Revox B77

Chi meglio di Paolino può raccontare ai lettori di Disco Diva cos’è il Revox?

<< Con piacere Max – dice Paolino – tra l’altro noi ne abbiamo parlato tante volte a cena davanti ad una buona pizza. Come sai ne esistono svariati modelli, fra i più desiderati e costosi possiamo citare lo Stellavox, l’Otari, il Tascam, oppure l’irraggiungibile Nagra, ma uno in particolare e’ rimasto nella mente di molti con qualche capello bianco in testa… il Revox.

Revox A77

Un registratore che non era certo alla portata di tutti ma che con qualche sforzo si poteva acquistare. Willy Studer fondo’ la Revox in Svizzera nel 1948 e principalmente le linee di produzione erano due, la linea Studer dedicata ai professionisti del suono e la linea Revox dedicata agli appassionati audiofili. 

Era e rimane un registratore molto affidabile e robusto, con un design che sapeva fondere insieme il metallo, la plastica ed il legno pregiato, costruito con la tecnica delle schede elettroniche estraibili per consentire una manutenzione efficace ma soprattutto veloce. Si, perché’ questo “mulo” era ed e’ un gran lavoratore, ha svolto un ruolo importantissimo negli studi di registrazione, ad esempio i Beatles agli Abbey Road Studios registrarono su Studer alcuni dei loro più famosi album.

Noi abbiamo imparato a conoscerlo principalmente nelle radio libere nei primi anni ’70. Due o più Revox opportunamente collegati potevano garantire musica per tutta la notte  e insieme ai giradischi Lenco rappresentavano la strumentazione primaria delle radio in FM di allora. Molti dj delle radio libere si ricorderanno di aver passato ore ed ore a registrare sui Revox con lo sguardo fisso alle bobine e con il terrore di sbagliare, perché in quel caso bisognava stoppare tutto, tornare indietro con il nastro e ricominciare. Armeggiare con un registratore a bobine non era agevole, l’inversione delle bobine (il cosiddetto lato A e B) ed il caricamento del nastro richiedevano un minimo di abilita’ ed allenamento.

Le velocità’ di registrazione e conseguentemente di riproduzione erano solitamente due, la prima velocità’ più lenta garantiva molte ore di registrazione, la seconda più’ veloce garantiva meno ore di registrazione, ma una maggiore fedeltà di riproduzione. Con una modifica vi era la possibilità’ di avere una velocità ancora maggiore, per ottenere un suono pari al disco in vinile.

Non dimentichiamoci inoltre il ruolo che ha avuto il registratore a bobine in discoteca, Revox o non Revox in consolle non poteva mancare un “Bob” (cosi’ veniva affettuosamente chiamato un po’ da tutti) indispensabile per fare musica prima dell’inizio vero e proprio della serata e anche per registrare la serata stessa. Insomma, un registratore che possiamo definire davvero mitico.

Oggi a distanza di anni il Revox, o comunque più in generale il registratore a bobine, continua ad appassionare e a vivere. Sara’ per il suono “caldo” che riesce a regalarci, per l’atmosfera che riesce a creare solo guardando quelle due bobine girare, o sarà che forse oggi grazie anche ai vari mercatini molti finalmente possono permetterselo, fatto sta che è difficile resistere al suo fascino e sono pronto a scommettere che un pesantissimo, complicato e goffo registratore a bobine riuscira’ a conquistarvi >>.

Grazie Paolino, noi ci vedremo presto, alle prossime bobine che, spero di trovare e portarti, per ridare vita a vecchie ma preziose testimonianze.