Levan’s Garage

“L’inaugurazione di una discoteca a New York City è come un debutto a Broadway”.
Così scrive Mel Cheren, storico discografico della nota etichetta specializzata nella disco music West End Records, nel suo libro pubblicato nel 2000 intitolato “Keep on dancin’ – my life and the Paradise Garage”.
Se lo Studio 54 è il club più famoso al mondo, il Paradise Garage è quello più importante per la “club culture” e i club underground.


Mike Brody aprì il Paradise Garage in un vero e proprio garage situato all’84 di King Street, West Soho, NYC, nell’autunno del 1977 con una serie di feste fatte apposta per testare l’assetto del club.
Alcune fonti dicono che il party ufficiale d’inaugurazione si svolse il 17 febbraio 1978, esattamente quarant’anni fa. Il club era finalmente completo: la lunga rampa dell’ingresso era come una pista d’atterraggio, il bar dove non si servivano alcolici, le decorazioni con murales raffiguranti guerrieri greci e troiani, alle pareti i graffiti di Keith Haring, assiduo frequentatore, l’incredibile sound system progettato da Richard Long e l’enorme cabina del DJ.


Al comando di tutto questo Larry Levan, il DJ divenuto un mito dell’era disco. Levan controllava tutto: la musica, il sound, le luci, le profumazioni dell’ambiente e persino la temperatura.
Tra i tantissimi brani di cui Levan si era “impossessato” per poi trasmetterli alla folla danzante ce ne sono alcuni davvero unici che sono diventati inni del Garage:

Black Ivory – Mainline
Taana Gardner – Heartbeat
Inner Life – Ain’t no mountain high enough
Manuel Gottsching – E2-E4
Eddy Grant – Time warp
Phreek – Weekend
Change – Paradise

 


Il Garage oggi non c’è più; per ordine dell’amministrazione comunale di New York City è stata deliberata la concessione per demolizione dell’edificio; Larry Levan è scomparso giovanissimo, Mel Cheren, soprannominato The Godfather of disco, se n’è andato pochi anni fa ma la storia rimane… per sempre.

Keep on dancin’.